place Denfert-Rochereau, Paris
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the project.

un viaggio fotografico per scoprire la vita di Amedeo Modigliani

La mostra “I luoghi di Modigliani oggi. Tra Livorno e Parigi” non vuole essere una mera esposizione fotografica; il suo scopo non è quello di mostrare il lavoro di un fotografo, piuttosto quello di raccontare, attraverso aneddoti di vita quotidiana e immagini di luoghi oggi apparentemente banali e privi di importanza, l’esistenza di uno dei più grandi artisti del Novecento europeo.

La storia e l’opera di Amedeo Modigliani, figura mitica, talvolta fino all’inverosimile, è fatta di bistrot, strade, palazzi, cafè, piazze, angusti studi, ambienti un tempo pieni di vita e cultura.

E’ per questo che si sono voluti ripercorrere gli itinerari modiglianeschi a Livorno e Parigi, indagando su come – e quanto – quei posti siano mutati in circa un secolo di cambiamenti sociali, urbani, economici e culturali.

La mostra, a metà tra il documentarismo e il reportage, illustra come la globalizzazione abbia talvolta spazzato via la cultura per lasciar spazio a banche, istituti assicurativi e ristoranti; altre volte, invece, a degrado, abbandono o – esattamente all’opposto – a politiche turistiche che hanno avuto solamente il “demerito” di appiattire l’atmosfera di un luogo un tempo unico e di renderlo un’attrazione per i viaggiatori del “mordi e fuggi”.

Tra Livorno e Parigi è sicuramente la prima che ha lasciato decadere in modo più vistoso i pochi luoghi del suo grande concittadino. Disinteresse e politiche urbanistiche spesso scellerate (a seguito dei terribili bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale) hanno cancellato con un colpo di spugna ambienti culturali che tra Otto e Novecento avevano reso la città un punto di riferimento per artisti e letterati provenienti da tutta Europa.

Allo stesso tempo, oltre a mostrare le trasformazioni urbanistiche delle due città, ciascuna fotografia è legata a una didascalia illustrata che racconta un episodio di vita quotidiana o artistica ivi accaduto a Modigliani e che permette di ricostruire in questo modo l'intera, tragica, sfortunata, geniale esistenza dell'artista livornese, soffermandosi soprattutto sulla sua umanità.

Attraverso gli scatti e i racconti di Luca Dal Canto, questa esposizione vuole quindi essere un omaggio ad Amedeo Modigliani, a Parigi e a Livorno, due città diverse sotto molti punti di vista, lontane geograficamente, ma che hanno dato tanto al nostro Dedo. Dalla fama al disonore, dalla miseria alla ricchezza, dalla sofferenza all’amore, dalla vita alla morte.

Per l'edizione 2020, il progetto diventa multimediale e interattivo. Se durante la visita usi uno smartphone con una app che legge i QR CODES, potrai vivere appieno le atmosfere dei luoghi di Modigliani e scoprire tante curiosità.

a Livorno di Modigliani

Quello che visse Modigliani – per poco tempo – fu forse l’ultimo periodo d’oro della sua città dal punto di vista culturale; la Seconda Guerra Mondiale la porterà infatti ad un rapido declino da cui non è più riuscita a rialzarsi.

Gli anni a cavallo tra Otto e Novecento furono gli anni della Livorno capitale balneare della Belle Epoque, delle estati di Aldo Palazzeschi ai Bagni Pancaldi, dei primi manifesti pubblicitari (Leonetto Cappiello era livornese), dei dibattiti al Caffè Bardi in piazza Cavour, dove si ritrovavano artisti, letterati, esuli politici, filosofi e scrittori provenienti da tutta Europa. Livorno vantava più di 10 teatri e nel 1896 fu scelta addirittura dai fratelli Lumière come tappa del primo “tour” europeo del loro cinematografo.

Era una città che, nel suo piccolo, vantava un’affermata e vivace vita culturale.

Dedo però voleva di più. A Livorno la pittura era ferma ai Macchiaioli e lui “odiava” il paesaggio. Gli “amici” del Caffè Bardi non lo capivano e anzi gli consigliavano di lasciar perdere, lo deridevano, come è tipico del carattere spesso troppo scherzoso e denigratorio del livornese. E’ per questo che Dedo nel 1906 partì per Parigi, un viaggio alla cieca, ma pieno di speranze e incredibili sogni.

A Livorno, da lì a poco, il cinematografo avrebbe fatto il boom e la città sarebbe diventata il centro in Italia con più sale in proporzione agli abitanti. Modigliani andava invece dove il cinematografo era stato inventato, nella città degli Impressionisti, laddove il dibattito pittorico andava avanti, invece di guardare al passato.

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a Parigi di Modigliani

Quando nel 1906 Amedeo Modigliani arrivò alla Gare de Lyon, gli si aprì davanti un mondo fantastico, fino ad allora soltanto immaginato. Parigi, distante da Livorno ventisei ore di treno, contava quasi tre milioni di abitanti e agli occhi del giovane Dedo gli immensi boulevard, gli omnibus a cavalli, i tram, i rumori delle prime automobili, i bistrot, i tetti bigi, la folla, avranno sicuramente ricordato un romanzo di Victor Hugo. La ville lumière era illuminata da 9622 lampioni e 500 mila lampadine. Dobbiamo immaginarlo, il nostro Amedeo, che, impaurito ma orgoglioso ed entusiasta della sua scelta, comincia a passeggiare per le strade di quella capitale e sceglie come alloggio un piccolo albergo vicino alla Madeleine, in pieno centro.

Parigi è la capitale europea dell’arte e Amedeo, forse, non sa da che parte cominciare. I musei, il Salon des Independants, le Esposizioni Universali, il Louvre, le gallerie d’arte, la vita dei cafés… Tutto è per lui effervescente e nuovo.

All’epoca la vita artistica si svolgeva ancora nel quartiere “periferico” di Montmartre, dove già gli Impressionisti avevano trovato alloggio – e successo –  e gli esponenti delle avanguardie, tra cui Pablo Picasso, Gino Severini e Costantin Brancusi, continuavano a bazzicare e a muovere i primi importanti passi verso nuovi stili pittorici. Soltanto più tardi, alla fine del primo decennio, il nuovo quartiere degli artisti diventerà Montparnasse, posto esattamente all’estremità opposta della cerchia urbana di Parigi. E’ proprio lì che Modigliani diventerà una specie di mito, figura leggendaria, apprezzata da pochi e snobbata da troppi.

A Parigi Dedo amò donne bellissime e ricche, ma anche modelle e prostitute; visse una vita sfrenata e dedita alla povertà, inserendosi perfettamente nello stile bohémien tipico degli artisti del periodo.

A Modigliani mancava la sua città – e i brindisi “a Livorno” ne sono la testimonianza – la sua luce, l’aria di mare, il 5e5 (pane e torta di ceci), le “cee” (neonati di anguilla), ma Parigi diventò inevitabilmente il suo “regno”, il luogo che lo cambierà definitivamente e che formerà il suo percorso artistico.

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